Il primo POP OPEN-AIR: reportage ufficiale

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È successo davvero: sabato 25 giugno, per la prima volta da quando @lapopdoc è nata (ovvero in piena pandemia, per chi non lo sapesse), ho incontrato alcun* di voi in carne e ossa. Una cosa che volevo fare da tanto tempo, ma che avevo anche tanta paura di fare. Questi qui sotto siamo noi!

Qual è stato il risultato del primo POP OPEN-AIR? Farmi venire voglia di organizzarne subito altri 100.
Perché parlare dentro a un cellulare – con pochi feedback da parte di chi mi sta ad ascoltare e soprattutto con la possibilità di formulare e riformulare le cose da dire fino a che non mi sembra di esprimere al meglio il concetto che voglio esprimere – è sicuro, sì. Ma è anche stancante. Negli ultimi mesi, comunicare solo sui social mi stava davvero soffocando. Quindi ho deciso di mettere da parte le mie paure e di far succedere qualcosa fuori da quello schermo, con il prezioso aiuto del pop team formato da Clelia e Martina.

Ma cos’è esattamente il POP OPEN-AIR?

Come suggerisce il nome, è un evento all’aperto, per menti aperte, in cui si parla apertamente (di sesso, of course!).
Il primo lo abbiamo organizzato a Milano, ma se ti piacerebbe portarlo anche nella tua città mi puoi scrivere direttamente dalla sezione “Contatti” del sito.

Le regole di base sono molto semplici e sono servite a creare uno spazio in cui tutt* potessero sentirsi al sicuro e a proprio agio:

  • Non ci sono giudizi.
  • Ognun* è liber* di condividere – o non condividere – quello che vuole.
  • Quello che si dice al POP OPEN-AIR, rimane al POP OPEN-AIR.

PRIMA ATTIVITÀ IN SCALETTA: OPEN AKWARDNESS

Dopo esserci presentat*, aver stabilito le regole e rotto il ghiaccio, l’evento è entrato nel vivo. E così, sedut* in cerchio a gambe incrociate in mezzo a un parco, siamo partit* col botto parlando di imbarazzo tra le lenzuola.

Certo, raccontare dei propri momenti imbarazzanti non è facile. Ma in verità lo sai anche tu che li viviamo tutt* e superare la vergogna lasciando spazio a una risata o a una riflessione utile per il futuro non può che far bene.
Quindi abbiamo cercato di capire insieme cosa possiamo imparare da questi momenti e come li possiamo affrontare al meglio con delle strategie vincenti che trasformino in un punto di forza quello che ci imbarazza.

SECONDA ATTIVITÀ IN SCALETTA: OPEN FANTASIES

La parte successiva dell’incontro l’abbiamo dedicata alle fantasie sessuali, un’altra delle cose di cui è raro sentire le persone parlare apertamente. Averle e viverle liberamente, infatti, è un grande tabù ancora da abbattere.

Il punto di partenza della discussione è stato: la nostra immaginazione è l’unico posto dove siamo veramente liber* e questa libertà va abbracciata e allenata. Abbiamo provato a farlo in modo divertente, con dei giochi che permettessero di imparare diverse cose sulle fantasie sessuali, di accettarle, di scherzarci su e di capire anche cosa la scienza dice al riguardo.

Momento riflessioni romantiche

Prima del POP OPEN-AIR avevo già organizzato dei workshop nella mia vita, ma per persone selezionate da altri che erano lì perché in qualche modo interessate al tema e non certo a me (spesso non sapevano nemmeno chi fossi). Questa volta il tema non era chiaro fin da subito, ma le persone sono venute lo stesso. Alcune facendo anche parecchi chilometri pur di esserci. Ti lascio immaginare il mio livello d’ansia davanti alla possibilità di deludere le aspettative di chi stava investendo il suo tempo – di sabato, poi – solo per me.

E così io e l’ansia ci siamo ritrovate sedute davanti a una dozzine di persone a piedi scalzi, a parlare di sessualità in mezzo agli alberi in un caldo pomeriggio d’estate a Milano. Subito si è creato un clima bellissimo, inaspettato, decisamente pop.

Tornando a casa ho pensato che quello che è successo al POP OPEN-AIR rappresenta benissimo il modo in cui le persone come noi vivono quotidianamente la sessualità. Milano, con tutte le sue regole, era metafora della società che ci circonda. Ma noi di quello che dice la società ce ne siamo letteralmente fregat* e abbiamo creato uno spazio sicuro dove non dover rispettare nessuna regola imposta dall’esterno, nemmeno quella di tenere le scarpe.

Ed eccoci qui, scalzi e felici!

Io felicissima anche con le scarpe, comunque.

Grazie, davvero.

Silvia Gioffreda

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